Sfogliatella riccia napoletana su un piatto bianco, intera e tagliata a metà con il ripieno di ricotta, semola e canditi in vista
Sfogliatella riccia napoletana — foto: Saggittarius A · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

La pasticceria napoletana è un mondo a sé, fatto di ricette nate nei conventi, di influenze arrivate dalle cucine francesi e di abitudini quotidiane che resistono al tempo. Non serve un itinerario gastronomico: basta entrare in un bar o in una pasticceria di quartiere, guardare il bancone e lasciarsi guidare. Qui trovate le tre tappe fondamentali, più qualche dolce legato alle feste.

La sfogliatella: riccia o frolla?

La domanda che vi faranno al banco è sempre la stessa: riccia o frolla? La riccia ha la tipica forma a conchiglia, fatta di sottilissimi strati di pasta che in forno si aprono a ventaglio e diventano croccanti. La frolla ha invece un guscio liscio e morbido di pasta frolla. Il ripieno è sostanzialmente lo stesso: semola cotta, ricotta, zucchero, uova, canditi e un profumo di agrumi e cannella.

Le origini, secondo la tradizione, vanno cercate fuori città, nel monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini, sulla Costiera Amalfitana. Qui, nel Seicento, le monache avrebbero inventato la Santarosa, antenata della sfogliatella, arricchita con crema pasticcera e amarene. La ricetta sarebbe poi arrivata a Napoli nell'Ottocento, dove è stata semplificata e trasformata nel dolce che conosciamo oggi.

Un consiglio pratico: la riccia dà il meglio di sé ancora tiepida, quando la sfoglia scrocchia e lo zucchero a velo si scioglie appena. Mangiatela sul posto, magari con un tovagliolo in più.

Il babà, un dolce arrivato da lontano

Sembra napoletano da sempre, ma il babà ha una storia europea. La tradizione lo lega a Stanislao Leszczyński, re di Polonia deposto e poi duca di Lorena nel Settecento, che avrebbe fatto bagnare nel liquore un dolce lievitato giudicato troppo asciutto. Dalla Lorena la ricetta passò ai pasticceri di Parigi e, nell'Ottocento, arrivò a Napoli grazie ai monsù, i cuochi di formazione francese al servizio delle famiglie aristocratiche.

A Napoli il babà ha trovato la sua forma definitiva: una pasta lievitata soffice, a fungo, inzuppata di sciroppo al rum. Lo troverete in formato mignon, grande da tagliare a fette o farcito con crema e frutta. Per un modo di dire affettuoso, in città "sei nu babà" è un complimento.

Il rito del caffè

Il caffè a Napoli è un gesto sociale prima ancora che una bevanda. Si prende in piedi, al banco, spesso in tazzina calda, ed è breve, denso e intenso. In molti bar vi serviranno un bicchiere d'acqua: la tradizione vuole che si beva prima, per preparare il palato.

Legata al caffè c'è una delle usanze più famose della città, il caffè sospeso: chi può permetterselo paga due caffè e ne beve uno, lasciando l'altro "in sospeso" per chi entrerà dopo e non potrà pagarlo. Le origini sono incerte, fra inizio Novecento e dopoguerra, ma il significato è chiaro: un piccolo gesto di solidarietà discreta, che in alcuni bar si pratica ancora.

In casa, invece, molte famiglie napoletane hanno conservato a lungo la cuccumella, la caffettiera napoletana che si capovolge a metà preparazione: se ne vedete una in un negozio di casalinghi, è un souvenir autentico.

I dolci delle feste

Alcuni dolci seguono il calendario. A Pasqua è il momento della pastiera, con grano cotto, ricotta e fiori d'arancio. Intorno al 19 marzo, festa di San Giuseppe, compaiono le zeppole con crema e amarena. A Natale le tavole si riempiono di struffoli al miele, di roccocò e di mostaccioli. Se il vostro viaggio coincide con una di queste feste, vale la pena cercarli.

La pastiera, in particolare, è un piccolo rito familiare: in molte case napoletane si prepara nei giorni che precedono la Pasqua, e il profumo di fiori d'arancio che esce dalle finestre è uno dei segnali che la festa si avvicina. Non stupitevi se ogni famiglia giura che la propria ricetta sia l'unica giusta.

Da sapere: orari e giorni di apertura di bar e pasticcerie variano molto, soprattutto nei giorni festivi e ad agosto. Se cercate un dolce stagionale, chiedete in anticipo o verificate sui canali ufficiali dell'attività.

Colazione napoletana, a modo vostro

A Napoli la colazione è un piccolo rito da fare come i napoletani: scendere, fare quattro passi e scegliere il vostro bar di quartiere. Chi preferisce può anche organizzarsi in casa, grazie alla cucina completa dell'appartamento. Dalla zona di Porta Capuana il Duomo di Napoli è a circa 8-10 minuti a piedi, e da lì iniziano i vicoli del centro storico, dove le occasioni per un caffè e una sfogliatella non mancano.

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